13 settembre 2020

La contraddittoria bellezza delle Marche e (del ciclismo)

La penultima tappa di questa Tirreno Adriatico prende il via da Pieve Torina, una paesino di 1300 abitanti incastonato ai piedi degli Appennini.

Dopo aver percorso 181 chilometri finisce a Loreto, che si affaccia sul mare.

 

Visti da vicino la partenza e l’arrivo di oggi non hanno niente in comune, possono sembrare due luoghi collegati dall’accidente casuale di una gara ciclistica.

 

Ma – come a volte succede guardando una corsa spezzettata in molti tronconi, in cui non si capisce chi sia in testa, chi dietro, chi in mezzo –  per capirci qualcosa bisogna spostare lo sguardo più in alto, alzare il tiro dell’orizzonte.

 

Da lassù si vedrebbe che sono proprio le contraddizioni a fare così belle le Marche, che spaziano dal dolce digradare dei colli che scendono quieti al mare, ai picchi sibillini che, minacciosi, nel corso del tempo sono stati fonte di ispirazione storie e leggende.

E questo vale tutta l’Italia, a farci caso.

 

Lo sapeva bene Leopardi che dal suo colle sopra Recanati (all’interno del circuito finale) scrisse sì il celebre “L’infinito”, ma anche cose come questa:

 

“E che pensieri immensi,

Che dolci sogni mi spirò la vista

Di quel lontano mar, di quei monti azzurri”

 

Anche la tappa di oggi si nutre di incertezza e contraddizioni.

Lungo i muri finali potrebbe vincere un corridore da classiche, un uomo di classifica, oppure un velocista che tiene (bene) in salita.

 

In questo senso una corsa ciclistica non è poi così dissimile dalla poesia: intreccia mondi apparentemente diversi, tiene assieme differenze e antitesi, e ce le restituisce in un’unità che possiamo comprendere.

 

Nell’uno e nell’altro caso, a noi non resta che goderci lo spettacolo.

 

 

Segui la tappa in diretta su tirrenoadriatico.it/it/live/