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Ci pensano i grandi

08/03/2023

Il rischio di annoiarsi, ammettiamolo, era alto. In una corsa a tappe c’è sempre una frazione in cui si sa fin dal principio che non succederà molto, vuoi perché i corridori hanno di fronte tante altre tappe in cui poter fare la differenza, vuoi perché il percorso strizza l’occhio ai velocisti e tutti hanno l’interesse a portare la corsa ad uno sprint a ranghi compatti senza troppi grattacapi. La tappa 3 della Tirreno-Adriatico 2023, da Follonica a Foligno per 216 km tra la Val d’Orcia e l’Umbria, sembrava proprio una di queste, e lo è effettivamente stata fino a 20 km dall’arrivo.

Anzi, rischiava di essere ancor più soporifera rispetto a “quel” genere di tappe, perché l’azione dei fuggitivi,   i coraggiosi Stefano Gandin e Alessandro Iacchi (Team Corratec) e i fratelli Mattia e Davide Bais (Eolo-Kometa) – a proposito, speriamo che al termine di questa giornata, oltre alla Maglia Verde di Davide, si siano portati a casa una bella foto della loro azione congiunta da poter appendere in casa Bais – si era esaurita addirittura a 70 km dall’arrivo, e il timore che fino all’arrivo ci fosse una processione di massa era più che giustificato.

Poi, negli ultimi 50 km, in gruppo si è cominciato a temere che qualcuno volesse sfruttare il vento laterale per fare qualche scherzo agli avversari, così la velocità e il nervosismo sono aumentati, e le squadre si sono organizzate a blocchi, chi per proteggere i capitani che puntano alla classifica generale, chi per assicurarsi che il velocista arrivasse a giocarsi lo sprint. Per infiammare del tutto la corsa, però, ci volevano i fuoriclasse, e quando pensi ai fuoriclasse, di solito, nei primi 3 nomi ci inserisci sempre Wout Van Aert (Jumbo-Visma) e Mathieu Van der Poel (Alpecin-Deceuninck), che sulle strade della Tirreno-Adriatico, nel passato recente, ci avevano già regalato qualche bel ricordo da conservare.

Van Aert, a 15 km dall’arrivo, ha messo in fila il gruppo che, a causa del vento, si è velocemente spezzato in più tronconi: davanti sono rimasti in 15, oltre a tutti i calabroni della Jumbo-Visma c’erano anche Filippo Ganna (Ineos Grenadiers) e Biniam Girmay (Intermarché-Circus-Wanty), a proposito di corridori dotati di un certo talento. Dietro si è scatenato il panico, ma grazie alla reazione e all’organizzazione della UAE Team Emirates l’allarme è rientrato a 3 km dall’arrivo, quando il gruppo, sfiancato dall’improvvisa accelerata di Wout, è rientrato sui battistrada. Ah, Van der Poel era inizialmente rimasto sorpreso, salvo poi rientrare in solitaria sul gruppo davanti…

Così, dopo aver visto la sua nemesi dettar legge per qualche chilometro, Van der Poel ha pensato bene di mettersi a fare l’ultimo uomo per Jasper Philipsen, un ruolo che raramente ha fatto ma che uno con le sue caratteristiche non ha certo problemi a fare. Detto, fatto, l’olandese ha fornito un assist al bacio al velocista belga, al quale “è bastato” sgasare negli ultimi 150 metri per portare a casa la prima vittoria stagionale, sua e della Alpecin-Deceuninck. È vero, alla fine la tappa si è conclusa comunque in volata, ma la noia la teniamo per un altro giorno.

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