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Sabato 11
Marzo 2023

194 km
Dislivello 3000 mt

Partenza tra

G ::

Osimo Stazione -

Osimo

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info tecniche

È la tappa dei muri tipica della Tirreno-Adriatico. Si snoda con due circuiti, il primo ampio percorso una sola volta che da Osimo Stazione porta alla linea di arrivo affrontando i continui saliscendi di Recanati, Santa Maria del Monte, Macerata, Treia, Montefano fino all’arrivo. Si percorrono poi 3 giri di un circuito molto complesso caratterizzato da 4 muri. Il primo di media difficoltà fino a Offagna. Il secondo alla frazione di Abbazia e gli ultimi due durissimi di via Roncisvalle e di via Olimpia.
Ultimi km
Gli ultimi 10 km sono estremamente impegnativi. Arrivando a Osimo si affronta il muro di via Roncisvalle che prosegue su via del Borgo, tutto in pavé lungo oltre 1 km al 15% medio circa e con picchi del 22%. Segue una breve picchiata prima di scalare via Olimpia per la lunghezza di meno di un chilometro con alcune centinaia di metri al 16% prima di entrare nel centro storico in leggera ascesa su pavé di porfido. Rettilineo finale di 300 m largo 7m.

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Città di:

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arrivo

Osimo

Osimo è un Comune di superficie medio-grande (106 km2 ) situato a 10 Km circa dalla riviera del Conero. La città si estende su di un territorio collinare e conta circa 35.00 abitanti. Il suo centro storico sorge su due colline affiancate. Su quella più alta, detta Gòmero, si trova la Cattedrale San Leopardo (il Duomo). Già nel IX secolo a.C. sul colle di Osimo e sull’altura del Monte S. Pietro si stanziarono i Piceni, che diedero vita a due insediamenti distinti con relative necropoli. Successivamente, con la battaglia di Sentinum (odierna Sassoferrato) del 295 a. C., i Romani iniziarono la conquista del Piceno, coinvolgendo anche Osimo (Auximum è il suo antico nome). Il sottosuolo della città nasconde una vera e propria città segreta: 10 chilometri di gallerie, grotte e passaggi segreti scavati nell’arenaria, con figure scolpite e simboli da decifrare. Una commistione di storia e spiritualità affascinante che ogni anno richiama l’attenzione di migliaia di visitatori. La famosa band americana “The Orphan Brigade” ha scritto un album interamente dedicato alle grotte di Osimo, “Heart Of The Cave” è il titolo del disco.

LE GROTTE DEL CANTINONE – Osimo offre una valida e suggestiva alternativa alla città di superficie. Circa 2.500 anni fa, i popoli antichi cominciarono a scavare la collina in profondità per farvi camminamenti difensivi e passaggi segreti, per rifornirsi d’acqua e sopravvivere. .  Le Grotte del Cantinone si snodano per un tratto di circa 300 m al di sotto del Mercato Coperto e del Santuario di San Giuseppe da Copertino. Appena scesi, si rimane colpiti nel vedere sulle friabili pareti di arenaria i segni del lavoro dell’uomo. I rudimentali strumenti di scavo utilizzati fanno pensare ad un ampliamento delle gallerie in epoca medievale, ma la loro origine potrebbe essere molto più antica e risalire fino ai Romani e ai Piceni, come suggeriscono gli antichi pozzi con le pedarole. Nei crocevia si può rimanere un po’ disorientati, ma ricordiamo che un tempo lo scopo principale era proprio quello di dissuadere e disperdere eventuali intrusi e nemici. Potete stare tranquilli: la guida a questo punto vi mostrerà un piccolo stratagemma per non sbagliare strada! I bassorilievi e le figure che si possono ammirare nella Grotta del Cantinone sono prettamente di tipo religioso ed esprimono un uso rituale di culto. Probabilmente è qui, infatti, che i frati scendevano per ritrovarsi in preghiera o per restare soli nel più assoluto silenzio, lontani dal frastuono della superficie. La simbologia facilmente riconoscibile e l’andamento su unico livello del percorso rendono la visita di questo ipogeo adatta a tutti.

LE GROTTE DI PIAZZA DANTE – Scendendo nelle vecchie cantine dell’elegante Palazzo Fregonara-Gallo, dietro le botti impolverate, è possibile varcare la soglia di un mondo sotterraneo davvero suggestivo: sono le Grotte di Piazza Dante. Disposte su due livelli di profondità, a 10, 5 metri dalla piazza da cui prendono il nome, queste grotte appaiono di fattura più recente rispetto a quelle del Cantinone, ma vi sorprenderanno per la presenza di enigmatici altorilievi e di simbologie a carattere esoterico, inquadrabili tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Nei palazzi sovrastanti affacciati sulla piazza, hanno vissuto personaggi storicamente legati alla carboneria e affiliati a logge massoniche, come il Conte Cesare Gallo. In superficie troviamo anche Palazzo Campana, sede di un importante collegio maschile fondato agli inizi del Settecento che fu certamente veicolo del pensiero illuminista nella città. Non è difficile perciò immaginarsi questi nobili e dotti signori scendere dai rispettivi alloggi per incontrarsi nella sala circolare sotterranea e svolgere rituali di tipo iniziatico, lontano da occhi indiscreti. Durante la Seconda Guerra Mondiale queste grotte, come altre, furono adibite a bunker antiaereo ma qui ciò che impressiona di più è leggere l’enorme quantità di date e nomi incisi sulle pareti a testimonianza di quei tempi difficili.

LE GROTTE SIMONETTI – L’ipogeo che si estende al di sotto di Palazzo Hercolani Fava Simonetti è qualcosa di unico nel suo genere. Conserva al suo interno il simbolo della Triplice Cinta, probabilmente la meglio conservata in Italia fra quelle finora rinvenute. Si dice che i Cavalieri Templari la utilizzassero per contrassegnare un luogo a loro sacro o indicare la concentrazione di particolari energie telluriche. Tra le croci a otto punte invece, colpisce una croce patente realizzata in cotto che appare incastonata nell’arenaria. Ulteriori tracce sembrano confermare le ricerche degli studiosi che riconducono queste simbologie ai Gerosolimitani e Ospitalieri di Malta, ordini discendenti dai Cavalieri Templari di cui hanno fatto parte alcuni membri delle nobili famiglie Sinibaldi Simonetti residenti nel palazzo. Esplorando le profonde gallerie, ad un certo punto, ci si imbatte in una piccola fessura dentro una nicchia posta al di sotto della sala circolare presente nella grotta. E’ affascinante pensare come questa apertura potesse permettere ad eventuali adepti di ascoltare, ma non di vedere in volto i partecipanti della riunione. La Grotta Simonetti è di proprietà privata, per cui non è illuminata artificialmente come lo sono le Grotte del Cantinone o di Piazza Dante e per visitarla è bene portarsi una torcia, nonostante il percorso sia sempre guidato e suggestivamente illuminato dalle candele.

LE GROTTE RICCIONI – Dalle cantine di Palazzo Leopardi è possibile accedere ad una delle grotte più interessanti e meglio conservate della città: le Grotte Riccioni. Seppur d’estensione limitata, l’ipogeo presenta una struttura estremamente particolare ed una simbologia ricca di collegamenti con il mondo templare. Unica nel suo genere è la sala circolare che chiude il percorso, la cui conformazione a stella evoca tuttora un’aura di mistero e segretezza. Gli officianti, seduti nei cinque scranni scolpiti nella roccia, avrebbero potuto da quella posizione solo udire le voci degli altri senza però potersi vedere in viso. Degni di nota, una nicchia probabilmente utilizzata come guardiola, una croce a otto braccia a decorare la volta d’ingresso, un volto in altorilievo all’interno della sala circolare. Tutto lascia pensare che in quel luogo, un tempo sormontato da una Domus templare, dovessero riunirsi particolari personaggi dell’Ordine.

Il Palazzo Comunale

Il complesso del palazzo comunale è costituito da tre corpi distinti, edificati in varie epoche. I lavori per la costruzione durarono a lungo: una delibera dell’8 agosto 1457 evidenzia la volontà dell’amministrazione di voler realizzare una nuova sede, ma verrà completata solo nel 1678. L’edificio principale, che si affaccia sulla Piazza del Comune, presenta una facciata in cotto rosso movimentata da tre piani di finestre incorniciate entro elementi in pietra. Venne iniziata nel ‘500 su disegno dell’architetto militare Pompeo Floriani di Macerata. Accanto al lato orientale del palazzo svetta la torre civica, di epoca duecentesca e acquistata dal Comune nel 1366: l’altezza attuale risale ad una modifica del 1538. Alla base, costituita da uno zoccolo in pietra che riutilizza materiale lapideo preso da precedenti costruzioni, si apre una porticina sopra la quale sono visibili le misure in ferro del braccio, del coppo e del mattone, affisse nel XVIII secolo. L’ultimo corpo ad essere realizzato è quello rivolto verso Piazza Boccolino: la struttura venne costruita in seguito alla demolizione del Palazzo del Governatore e della chiesa di Santa Maria della Piazza, detta della Morte perché vi aveva sede la confraternita omonima, che aveva il compito di accompagnare in chiesa le salme di coloro che morivano in città e di assistere i condannati a morte nelle ultime ore di vita.

Il Lapidarium del Palazzo Comunale

Entrando nell’atrio d’ingresso del Palazzo Comunale di Osimo ci si imbatte con le dodici statue romane, tutte acefale, che dall’alto dei loro secoli rappresentano le vicissitudini dell’intera città. L’appellativo di “Senza Testa” dato ai cittadini osimani deriva proprio da queste sculture che con tutta probabilità sono rimaste semplicemente incompiute. Tra le tante ipotesi che aleggiano invece sulla loro decapitazione, quella più avvincente vuole che a tagliare le teste come atto di sfregio sia stato il generale milanese Giangiacomo Trivulzio, che per conto del papa, nel 1487, cacciò il tiranno Boccolino da Guzzone dalla città, perché aveva osato pretendere l’indipendenza dallo Stato Pontificio. Non si esclude, però, il fatto che le teste siano cadute nel corso di altre vicende belliche, come la guerra greco-gotica. Nel Lapidarium sono inoltre conservati numerosi reperti d’epoca romana e medievale, in gran parte steli e fregi architettonici. Fra questi, si può apprezzare il rilievo raffigurante una processione di magistrati con littore, una stele con la figura del dio Attis e una pietra sepolcrale con una curiosa figura anguipede. Il pezzo forte della collezione è senza dubbio il frammento che riporta la più antica iscrizione finora ritrovata con il nome di Pompeo Magno (52 a.C.), il famoso triumviro che proprio ad Auximum, antico nome latino di Osimo, cominciò la sua carriera politica e militare.

Le Antiche Fonti

Scendendo le scale in pietra dalla via omonima, si giunge ad un posto tranquillo dove il silenzio è interrotto soltanto dal gorgoglio dell’acqua. Immersa nel verde dei muschi e delle piccole felci, scorgerete l’antica Fonte Magna, un ninfeo romano risalente al I secolo a.C. chiamato così per le sue dimensioni e perché principale sorgiva della zona. Si narra che Pompeo Magno fece abbeverare qui i suoi cavalli, durante una breve sosta nella città per reclutare soldati da impiegare contro Cesare durante le guerre civili. Questa fontana risulta essere uno dei rari monumenti antichi delle Marche citati in testimonianze scritte, come il De Bello Gothico di Procopio di Cesarea, storico al seguito del condottiero bizantino Belisario, dove viene descritta nel dettaglio e sottolineata la sua importanza strategica nell’espugnazione della città occupata al tempo dagli Ostrogoti di Vitige. Il ninfeo aveva una forma ad esedra semicircolare e si pensa che in origine fosse protetto da una copertura a volta decorata, in modo da poter permettere l’accesso all’acqua anche in caso di assedio. Sebbene sia la più antica e importante, Fonte Magna, non è l’unica sorgente presente nel territorio. Si contano infatti una ventina di fonti centenarie in corrispondenza delle acque sorgive che ancora oggi scaturiscono naturalmente dalle pendici della collina. Servivano non solo per il rifornimento idrico per gli abitanti della città e delle zone periferiche, ma anche come lavatoi, dato che in molti casi si riconoscono ancora, oltre alle vasche, i ripiani in pietra per lavare i panni o le tettoie per proteggere le lavandaie dal sole e dalla pioggia.

Le Mura romane

Il tratto più esteso e meglio conservato di mura romane di tutte le Marche si trova qui ad Osimo, lungo Via Fonte Magna. Degli originari due chilometri di cinta muraria che un tempo correvano lungo il perimetro dell’insediamento romano, è rimasta una sezione di circa 200 m. E’ incredibile pensare come questi enormi conci in arenaria continuino a sfidare il tempo dal 174 a.C., quando i censori Q. Fulvio Flacco e A. Postumio Albino appaltarono le mura difensive assieme alla tabernae nella zona dell’antico foro, odierna Piazza Boccolino. Definiti e allineati con la tecnica dell’opus quadratum questi blocchi sorprendono ancora oggi per la loro mole e viene spontaneo chiedersi come siano riusciti ad assemblarli fino a un’altezza che sfiora i 10 metri!

Il Palazzo Campana

Nel centro storico di Osimo, in corrispondenza di Piazza Dante, si affaccia il Palazzo Campana, sede dell’omonimo Istituto per l’Istruzione Permanente e luogo di conservazione della biblioteca comunale, (fondata nel 1667 da Francesco Cini, Vescovo di Macerata e Tolentino), dell’archivio storico comunale, della biblioteca storica del collegio, e di altri istituti come il museo civico con annessa sezione archeologica.  L’edificio prende il nome dalla nobile famiglia osimana dei Campana, famoso per gli uomini di gran valore della famiglia, tra cui Cino, giurista insigne e docente in molte prestigiose università del tempo, e Fabrizio suo fratello. La famiglia si estinse alla fine del XVII secolo, con la morte dei due fratelli Muzio (1685) e Scipione (1698), discendenti di Federico, famoso uomo d’armi, che lasciarono un testamento nel quale si chiedeva che una volta estinta la famiglia, il palazzo e tutti i beni della stessa venissero devoluti alla Compagnia della morte, per l’istituzione di un convento di monache cappuccine nello stesso palazzo. Il volere testamentario fu invece commutato in un nuovo progetto che portò la formazione di un collegio educativo per giovani, inaugurato nel 1718, la cui nuova destinazione comportò una serie di cambiamenti nell’edificio originario. La nuova istituzione divenne in poco tempo di gran fama tra le città dei dintorni per la validità degli insegnamenti e per l’alto livello d’apprendimento degli allievi, e questo permise di avere tra gli insegnanti, famosi letterati, poeti ed oratori, ai quali corrisposero allievi altrettanto illustri come i Papi Leone XII e Pio VIII, Aurelio Saffi e molti grecisti, storici e poeti.

Cattedrale di San Leopardo

Salendo via dell’Antica Rocca, verso il punto più alto della città, scopriamo la splendida Cattedrale di San Leopardo e Santa Tecla, che domina maestosa la collina. Realizzata in pietra bianca rappresenta sicuramente uno degli esempi più belli di architettura romanico-gotica delle Marche. L’originaria struttura, risalente agli anni a cavallo tra XII e XIII sec. sorge su una primitiva chiesa del V sec. e sulle rovine di un preesistente tempio pagano dedicato alle divinità della salute, Esculapio e Igea. Nel corso del tempo subì varie modifiche senza perdere l’antica austerità, che si riflette ancora oggi nella facciata esterna. Concedetevi tutto il tempo necessario per individuare le molteplici figure animali ed umane che decorano il grande rosone e i pregevoli portali in pietra sotto il portico. Non riscendete la scalinata senza aver prima ammirato la lunetta a destra con la Madonna in trono e Bambino e Santi Apostoli, all’ombra degli archi a tutto sesto. Proseguite poi lateralmente verso il cortile del palazzo episcopale per accedere al solenne interno a tre navate, contornato da cinque cappelle. Gli altari della navata destra sono stati realizzati dall’eclettico architetto Costantini. Tra i dipinti e gli affreschi si segnalano opere di Gian Domenico LombardiFrancesco AlbaniElmo Cappannari. Una particolare menzione va fatta per la tela dell’Ecce Homo attribuita a Guido Reni nella Cappella della Sacra Spina. Lo stupore culmina quando lo sguardo viene naturalmente attratto dal Cristo Pantocratore nell’abside affrescata dal pittore romano Virginio Monti. Se volete avvicinarvi per ammirarne i dettagli, salite le scale che portano al presbiterio. Scoprirete di camminare su un meraviglioso pavimento a mosaico in stile cosmatesco del XIII secolo con onde che richiamano simbolicamente la piscina di Siloe a Gerusalemme. Prima di uscire, una doverosa visita spetta alla cripta del XII secolo firmata da Mastro Filippo che la portò a termine nel 1191. Cercate bene il cartiglio con la data impresso sul soffitto! E’ evidente come il maestro comacino abbia riutilizzato materiali di recupero romani e bizantini, soprattutto se si guardano i sedici capitelli delle colonne, tutti diversi fra loro, sia per decorazioni che materiale. Il paliotto dell’altare maggiore con il Sarcofago dei SS Martiri rappresenta l’Adorazione dei Magi e l’episodio biblico di Giona che esce dalla bocca della balena nella parte superiore, mentre in basso riporta sorprendentemente una scena di caccia pagana: un affascinante sincretismo culturale.

Il Battistero

Nell’edificio adiacente alla Cattedrale, scorgiamo la porta della Chiesa di San Giovanni Battista, edificata probabilmente nel XII secolo, ma di cui non si hanno notizie certe. Oggi è chiamata Battistero, perché preserva all’interno il pregevole Fonte Battesimale in bronzo forgiato dai fratelli Tarquinio e Pier Paolo Jacometti di Recanati nella prima metà del XVII secolo. Di notevole interesse artistico sono anche il sontuoso soffitto a cassettoni dell’artista jesino Antonio Sartirappresentate episodi della Bibbia legati all’acqua e al suo potere salvifico e l’altare con la tela raffigurante il Battesimo di Cristo di scuola marattesca. Con il restauro, sono tornati alla luce alcuni stralci di precedenti affreschi nella parete nord dell’antica chiesa tra i quali spicca una croce in mezzo ad alcune stelle.

Il Teatro La Nuova Fenice

E’ uno dei più bei teatri storici delle Marche. Fu costruito in stile neoclassico sulle rovine di un precedente edificio teatrale. L’architetto Gaetano Canedi infatti, a partire dal 1877, vi lavorò assiduamente per far rinascere “La Fenice”. Nel settembre 1894, “La Nuova Fenice” fu inaugurato con la rappresentazione della Carmen di Bizet. L’interno a ferro di cavallo, è caratterizzato da artistiche decorazioni ottocentesche e si sviluppa su tre ordini di palchi più il loggione che possono arrivare ad ospitare 444 persone. Sul palcoscenico risaltano i colori del bellissimo sipario storico, dipinto dallo scenografo Alfonso Goldini e recentemente restaurato. Numerosi gli spettacoli che il Teatro La Nuova Fenice di Osimo propone durante tutto l’anno. Particolarmente apprezzata è la stagione di prosa invernale, che vede protagonisti, oltre a grandi nomi del teatro italiano, anche giovani studenti di recitazione.

Museo Civico

Nell’ala orientale dello splendido Palazzo Campana, è ospitato il Museo Civico di Osimo che custodisce al suo interno opere provenienti dalla Civica Raccolta d’Arte, dai palazzi pubblici e dalle chiese della città ormai in disuso come San Filippo Neri e San Silvestro. Cinque sale in ordine cronologico vi condurranno in un viaggio nell’arte dal medioevo all’età contemporanea. Il biglietto vale sicuramente la visita per ammirare La Madonna con Bambino e Angeli, scultura risalente al XII secolo; gli affreschi trecenteschi di Andrea da Bologna; il prezioso polittico dei fratelli veneziani Antonio e Bartolomeo Vivarini raffigurante l’Incoronazione della Vergine (1464) o le linee evanescenti e i vivaci colori dei dipinti di Claudio Ridolfi, altro artista veneto ma marchigiano d’adozione. A rappresentare le diverse anime artistiche del Seicento barocco troviamo opere di pregio firmate dalla mano del Pomarancio, l’emozionante sguardo estatico del San Francesco del Guercino e i forti contrasti chiaroscurali della Vestizione di San Silvestro di Giovan Francesco Guerrieri, soprannominato il “Caravaggio delle Marche”, solo per citare i più noti. Il museo ospita anche una nutrita serie di opere di arte contemporanea donazione di artisti marchigiani: scene di genere, paesaggi locali, ritratti di illustri osimani, ma anche disegni e stampe. Di notevole interesse sono la serie di xilografie di Bruno Marsili, detto Bruno da Osimo, fra cui spicca La Virgo Lauretana e i disegni a tecniche miste di Luigi Bartolini, artista poliedrico che trascorse parte della sua esistenza ad Osimo. Troverete curioso il soppalco nell’ultima sala, dove sono esposte circa 250 statuine in cartapesta ad opera dell’artista Luigi Guacci, ricca donazione di un collezionista locale.

Museo Diocesano

Nel cortile del Palazzo dell’Episcopio, dove si affacciano l’ingresso della Cattedrale e del Battistero, troviamo l’entrata del Museo Diocesano, un vero e proprio percorso di fede che raccoglie in sedici sale le testimonianze della storia ultra millenaria della comunità cristiana di Osimo. Al suo interno sono raccolte numerose sculture e dipinti, paramenti sacri e reliquiari. Tra le bellezze qui gelosamente custodite spiccano per importanza una lamina in argento rappresentante San Leopardo, primo vescovo di Osimo (arte italo-bizantina del VII-VIII sec.) e una croce in metallo argentato e dorato, attribuita a Gian Lorenzo Bernini, che, secondo la tradizione, contiene una reliquia della Santa Croce. Non si può non ammirare la bellezza di opere quali i polittici di Pietro di Domenico da Montepulciano (1418) e di Battista Franco detto il Semolei (1547), o la Madonna col Bambino e i Santi Filippo e Giacomo, opera di Simone De Magistris del 1585. I tessuti e gli argenti del piccolo “Tesoro” della Cattedrale e un raro esempio di organo ad ala positivo del XVII sec. ancora in perfette condizioni, completano il quadro delle piccole meraviglie conservate all’interno di questo inestimabile scrigno d’arte e di storia.

Basilica di San Giuseppe da Coppertino

L’austera facciata esterna del santuario risale al XIII secolo, ma gli interni sono frutto di un rifacimento in stile barocco molto più tardo, che crea agli occhi del visitatore un sorprendente contrasto. Dal punto di vista artistico, la basilica offre opere pittoriche di indubbio valore. Nel secondo altare di sinistra si conserva una mirabile Madonna col Bambino e Santi di Antonio Solario da Venezia (1503) in cui alcuni scorgono le fattezze di Boccolino da Guzzone nella figura del giovane soldato inginocchiato sulla destra. Alcuni minimi frammenti degli affreschi originari dell’interno duecentesco sono ancora visibili come la dolce Vergine Annunziata detta “Madonna del Volto” nell’archivolto tra il secondo e terzo altare di destra. Nell’ultimo altare sulla destra vi sorprenderà la scenografica e caravaggesca pala di Mattia PretiVisione di Sant’Antonio da Padova. Nell’abside vi accoglie a braccia aperte la figura di San Giuseppe da Copertino, maestoso nella sua gloria d’angeli, che invita l’osservatore ad alzare gli occhi verso la grandiosa cupola affrescata dalla mano di Gaetano Bocchetti. Entrate pure a sinistra nella sacrestia del santuario, per ammirarne i soffitti con gli affreschi raffiguranti i Quattro Evangelisti (XIV sec) e il dipinto di Ludovico Mazzanti con San Giuseppe da Copertino in estasi alla vista del Santuario di Loreto (XVIII sec). Proseguendo nella “Cappella privata” dove il santo compiva i suoi mistici voli, troverete un magnifico altare ligneo con la tela che raffigura con colori vivi la Purificazione di Maria, una splendida opera del XVII secolo appartenente all’ambito di Claudio Ridolfi. Ripercorrendo la navata verso l’uscita, soffermatevi ad ammirare l’affresco raffigurante San Francesco d’Assisi che lascia il porto di Ancona. Il Poverello salpò in missione verso l’Oriente, il 24 giugno 1219, dopo aver fatto tappa nella città di Osimo.

Santuario di San Giuseppe da Copertino

Il Santuario di San Giuseppe da Copertino attira ogni anno tantissime persone che vogliono avvicinarsi alla figura di questo santo straordinario, protettore degli studenti e degli aviatori. Moltissime sono le tesi di laurea e i libretti universitari lasciati dagli studenti come ex voto, testimonianze di devozione verso il “Santo dei Voli”. Sì, frate Giuseppe fu soprannominato così perché spesso veniva rapito in estasi alla visione della Madonna e si sollevava miracolosamente da terra davanti gli occhi increduli dei suoi fratelli. Nonostante non possedesse particolari doti intellettuali, egli riuscì per ben due volte, grazie all’intercessione della Vergine Maria, a superare gli esami che lo avrebbero condotto alla vita sacerdotale ed è per questo che gli studenti oggi invocano il suo aiuto di fronte alle prove importanti da superare. Meta di pellegrinaggio è la cripta della Basilica dove il corpo del santo patrono della città riposa custodito in un bellissimo e prezioso sarcofago.

Santuario di Campocavallo

A 2,5 chilometri dal centro di Osimo, in località Campocavallo, è possibile visitare il bellissimo Santuario della Beata Vergine Addolorata, costruito in stile neo-gotico tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento a seguito del miracolo della sacra immagine di Nostra Signora dei Sette Dolori. Il 16 giugno 1892, durante la messa, tale effige fu vista lacrimare e muovere gli occhi da tutti i presenti. Il prodigio si ripeté per ben dieci anni consecutivi e frequenti furono le guarigioni miracolose che attirarono al santuario numerosi devoti pellegrini. Ancora oggi si ringrazia la Madonna di Campocavallo per i suoi prodigi nella ricorrenza della tradizionale Festa del Covo, la prima domenica di agosto, quando vengono portati in processione i cosiddetti covi, carri raffiguranti soggetti religiosi in scala fatti unicamente di spighe di grano intrecciate fra loro… un lavoro enorme e certosino, frutto della devozione che impegna la comunità di Campocavallo tutto l’anno! Potete ammirare queste splendide creazioni artigianali presso il Museo del Covo, dove sono conservati i covi degli anni passati fino ad oggi.

Chiesetta di San Filippo de’ Plano

Un’antica precettoria templare costruita nel XIII sec. sorge in località Casenuove di Osimo. E’ la Chiesetta di San Filippo de’ Plano, un luogo che appare intriso di energie molto particolari. Se ne ha testimonianza nei documenti storici dal 1187, quando i Templari ricevettero in enfiteusi dalla Diocesi osimana la chiesa di San Filippo Apostolo e i terreni circostanti fino al fiume Musone e l’attuale frazione di Passatempo. Una vasta area fertile e redditizia di 350-400 ettari in un punto strategico tra un fiume un tempo navigabile fino all’Adriatico e le vie commerciali della Salaria e della Flaminia. Oggi San Filippo de’ Plano è considerato il presidio templare storicamente documentato più importante delle Marche. Quando l’ordine fu soppresso nel 1312, la Chiesa passò in mano agli Ospitalieri di San Giovanni che la ribattezzarono Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. In posizione elevata, dove soffia sempre una piacevole brezza, la chiesetta domina la pianura circostante in un paesaggio rurale rilassante che invita alla meditazione. Varcando la sua soglia molte persone particolarmente sensibili descrivono un’immediata sensazione di benessere. In un punto speciale all’interno dell’edificio, dove sembrano concentrarsi le radiazioni naturali del terreno, molti affermano di aver trovato giovamento per dolori reumatici e mal di testa semplicemente standovi seduti per una ventina di minuti. Realtà o affascinante suggestione, questo luogo ameno e misterioso immerso nella bella campagna marchigiana vale davvero un viaggio.

Osimo Stazione

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