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Tappa

5

Venerdì 10
Marzo 2023

168 km
Dislivello 3800 mt

Partenza tra

G ::

Morro d'Oro -

Sarnano-Sassotetto

altimetria

planimetria

info tecniche

È la tappa più dura della Tirreno-Adriatico con arrivo in salita. L’intero percorso non presenta alcun tratto di respiro. Da Morro d’Oro è un continuo susseguirsi di salite e discese. Si attraversano alcuni luoghi molto frequentati dalla Corsa dei Due Mari come Offida, Comunanza e Amandala. Primo passaggio da Sarnano dopo il quale si scalano tra le altre le salite di San Ginesio e Gualdo che sono classificate GPM. Il tracciato si presenta estremamente articolato sia altimetricamente che planimetricamente. Si svolge prevalentemente su strade con fondo da buono a leggermente usurato e dalla carreggiata di media dimensione. Salita finale al Sassotetto da Sarnano di 14.5 km al 6.5% di media e con massime fino al 12%.
Ultimi km
Gli ultimi chilometri della tappa coincidono con la salita finale al Sassotetto. Si tratta di una salita dalla pendenza abbastanza costante tra il 6 e il 7% con alcuni picchi locali oltre il 10% e costituita da lunghi rettilinei intervallati da tornanti. La pendenza si addolcisce a ridosso dell’arrivo. Il rettilineo di arrivo misura una larghezza di 7 m ed è lungo 100 m su fondo asfaltato in leggera salita.

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Città di:

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Morro d'Oro

Panoramica

Situato a cavallo dei fiumi Vomano e Tordino, il piccolo paese ha origini medievali, come testimonia la tipica struttura quattrocentesca del borgo fortificato.

Punti di Interesse

Si segnalano la parrocchiale di San Salvatore costruita nel XIV secolo e poi rimaneggiata (all’interno statua in terracotta della Madonna del XVI secolo, altari e organo barocchi) e, nella campagna circostante, I’ex convento di Sant’Antonio Abate con portale trecentesco.

Da visitare, infine, l’importante complesso di Santa Maria di Propezzano. La leggenda narra che la chiesa fu edificata in seguito all’apparizione della Madonna il 10 Maggio del 715. Ma i misteri legati a questa Chiesa si estendono alla costruzione stessa del complesso, inspiegabilmente iniziato in forme gotiche ma terminato in stile romanico.

La facciata è costituita da tre parti di diversa altezza; quella di destra è accorpata nel convento, il corpo centrale possiede invece un portico a tre archi sotto il quale si trova il portale e resti di affreschi quattrocenteschi, sopra il portico un oculo e più in alto un sobrio rosone. La parte di destra presenta un portale detto Porta Santa che viene aperto solo il 10 maggio e il giorno dell’Ascensione.

Appena dietro troviamo la torre campanaria quadrangolare.

All’interno del convento (non sempre visitabile) si trova il chiostro quadrangolare del XVI secolo, con doppio ordine di arcate e pozzo nel mezzo. Nelle lunette del chiostro ci sono resti di affreschi seicenteschi del pittore polacco Sebastiano Majewski e nella sala del refettorio affreschi del cinquecento con le storie della legenda di fondazione.

Sarnano-Sassotetto

Panoramica

Situato su un’altura alla destra del fiume Tennacola, ben stagliato sullo sfondo dei Monti Sibllini che sembrano proteggerlo dal resto, Sarnano (m. 539 s.l.m., abitanti 3391) conserva intatto il suo centro storico di origine medievale.

Non a caso Sarnano fa parte dei Borghi più Belli d’Italia.

La Sarnano vecchia, infatti, ha ancora la forma del “castrum”, un borgo fortificato che si snoda in cerchi concentrici dalla Piazza Alta e scende tra vicoli e casupole fino alla base del colle creando un’atmosfera suggestiva, dove il tempo sembra essersi fermato.

Gastronomia

La tradizione gastronomica sarnanese è legata alle usanze dei montanari e delle famiglie contadine. Su ogni tavola troverete molteplici rivisitazioni delle tipicità locali: piatti semplici e genuini, che regalano un’esperienza sensoriale intensa, fatta di profumi e sapori dimenticati.

Iniziate con una fetta di pane fresco, rigorosamente senza sale, spalmateci sopra una fetta di ciauscolo, il salume morbido, re delle tipicità sarnanesi e accompagnatela con il gustoso formaggio pecorino o la delicata ricotta. Non perdetevi la coratella d’agnello, condita nei modi più vari, poi assaggiate i vincisgrassi, le lasagne del maceratese, o magari il polentone, cotto in forno con pecorino, grasso e magro o sugo di pomodoro. Oppure, fate girare la forchetta in un bel piatto di tagliatelle o pappardelle condite con funghi e tartufi, oppure con sughi di cinghiale, lepre o papera. Gustate il coniglio alla cacciatora con le erbe dell’orto o scoprite il sapore intenso dei fagioli con le cotiche e ripulite il palato con le erbe strascinate. Chiudete con una fetta di crostata al torrone, vera unicità sarnanese, preparata con canditi e frutta secca mescolati ad altri ingredienti segretissimi, e magari accompagnatela con un bicchierino di vino cotto lungamente invecchiato.

A Pasqua assaggiate le ciambelle senza glassa, accompagnandole ai salumi; a Natale perdetevi tra i mille sapori della pizza di noci; in autunno inebriatevi con il profumo della ciambella di mosto da inzuppare nel vino nuovo e, a Carnevale, concedetevi un peccato di gola tra scroccafusi e cicerchiata.

Punti di Interesse

  • La Via degli Orti: iniziate la vostra passeggiata partendo dal Loggiato di Via Roma, una galleria espositiva costruita su parte di quella che fu la IV cinta di mura (seconda metà del Cinquecento). Percorrete la via tenendo il Loggiato alla vostra sinistra e, dopo circa cinquanta metri, imboccate via San Filippo che si trova alla vostra destra. Poco più avanti, sulla sinistra, incrociate una “piaggia”: qui si apriva la Porta Poggio della IV cinta muraria risalente alla fine del XVI secolo. Ma quante cerchia di mura e quante porte furono costruite nei secoli? Proseguite lungo via San Filippo dove incontrate, a sinistra, l’omonima chiesetta, chiusa da una porta a vetri che vi permette di vedere l’interno. Superate la chiesa di qualche passo e, volgendo lo sguardo a sinistra, sotto di voi, osservate la zona degli orti, una parte dell’antico incasato distrutta da un terremoto nel 1730 e non più ricostruita. Le aree sulle quali sorgevano le case crollate, infatti, sono state trasformate, nel corso dei secoli, in caratteristici orti urbani coltivati ancora oggi.
  • Il Barbacane: Al limite della zona degli orti potete vedere i resti della IV cerchia di mura e di una torre di difesa a pianta poligonale. Poco prima di arrivare alla fine della via, alla vostra destra trovate un’apertura alta e stretta, il barbacane. Il barbacane era una tipica struttura difensiva medievale: un porta più piccola rispetto alla principale, quindi più facile da difendere in caso di assedio, affiancata dalla bertesca, una serie di strette aperture da cui lanciare frecce e sassi agli assalitori. Oggi la bertesca è murata, ma la sua forma è ancora ben visibile sulla parete.
  • Porta Castelvecchio e Porta Pesa: attraversate il barbacane per immettevi in un vicolo stretto e ripido, via Rismondo, e, alla vostra destra, osservate la Porta Castelvecchio sulla II cinta muraria, anche questa ormai murata ma visibile sulla parete. Proseguite verso la scalinata di via della Costa e percorretela in discesa così da attraversare il punto corrispondente alla Porta Castelvecchio posta sulla III cinta muraria. La III cinta muraria risale alla prima metà del 1500 e riguarda solo il tratto che unisce porta Poggio, Porta Castelvecchio e porta Bisio. Scendendo vedete sulla destra quello che fu il ghetto ebraico e, sulla sinistra la chiesa della Madonna del Carmine. Scendete ancora attraverso via Buozzi fino ad incrociare via della Vittoria nel luogo occupato, un tempo, dalla Porta Castelvecchio sulla IV cinta muraria. Fate pochi passi a destra lungo via della Vittoria e, alla vostra destra, osservate, inglobata nelle pareti degli edifici attuali, ciò che resta della IV cinta muraria di cui è ancora visibile la merlatura. Ritornate indietro in via Buozzi e prendete a sinistra passando davanti al palazzo del Monte di Pietà, testimonianza della diffusa presenza di frati francescani in queste zone. Pochi passi ancora e arrivate in largo Decio Filipponi dove, alla vostra destra, osservate la Porta Bisio sulla III cinta muraria. Svoltate a destra in via Cairoli dove incontrate, sempre sulla III cinta muraria, una loggia, meglio nota ai sarnanesi come Arco del Trecento. Accanto alla loggia, inoltre, potete vedere un esempio di case a sbalzo, un particolare tipo di edificio sulla cui origine non si hanno ancora certezze. Salite, a sinistra, nella sovrastante via Mazzini passando davanti alla chiesa dell’Annunziata, oggi sconsacrata. Continuate sulla stessa via per pochi metri, svoltate a destra e salite a sinistra lungo una breve scalinata che vi conduce in via Baracca e percorretela verso destra tornando nuovamente sulla scalinata di via della Costa. Salite, a sinistra, fino ad incrociare via Leopardi. Scendete lungo il vicolo alla vostra destra e, dopo pochi passi, a sinistra, sulla parete di un edificio, osservate la traccia di quella che fu la Porta Castelvecchio sulla I cinta muraria (XIII sec). Perché insistiamo a indicarvi tutte le collocazioni di una porta che effettivamente oggi non esiste più? Perché Porta Castelvecchio è l’unica ad essere stata ricostruita lungo tutte e quattro le cerchia murarie e, inoltre, la distanza tra le Porte vi dà la misura dell’allargamento progressivo dell’incasato.
  • L’antico convento e l’arco dell’Assassino: tornate indietro e percorrete il tratto pianeggiante di via Leopardi. Alla vostra sinistra c’è la Chiesa di S. Chiara e, nel piazzale retrostante, l’ingresso della Pinacoteca e dei Musei Civiciche vale la pena fermarsi a visitare. Ancora qualche decina di metri e, a sinistra, incontrate la Chiesa di San Francesco e il Palazzo Comunale che ospita al suo interno anche la biblioteca dove sono custoditi preziosi volumi e manoscritti di notevole interesse storico e culturale. In origine tutti questi siti erano un duplice complesso monastico: quello delle suore Clarisse (oggi Museo) e quello dei frati Francescani (oggi Municipio). Tornate sui vostri passi in via Leopardi e, alla vostra sinistra, dove inizia la scalinata di via di Piazza Alta, osservate, ben visibile sulla parete, la traccia della Porta Brunforte sulla I cinta muraria. Proseguite ancora lungo via Leopardi e, dopo pochi passi, a sinistra, salite la scalinata sotto l’Arco dell’Assassino, chiamato così per via di un delitto i cui dettagli sono ormai stati dimenticati.
  • La via di Piazza Alta: attraversate il passaggio sotto l’arco e arrivate in Via Trento, svoltate a sinistra e continuate fino ad incontrare nuovamente la scalinata di via di Piazza Alta. Iniziate a salire lungo le scalette e, alla vostra sinistra, si aprirà quella che chiamiamo la piazzetta dei Tigli (ufficialmente Piazzale Vittorio Veneto), una delle rare, ma suggestive piazzette del centro storico. Beh, se siete stanchi fermatevi a riposare, perché c’è ancora molto da vedere. Quando vi sentite pronti a ricominciare percorrete tutta la piazzetta e infilatevi nel vicolo alla vostra destra; arriverete così, alla sommità del centro storico. Vi trovate in Piazza Alta, incorniciata dai maestosi palazzi simbolo degli antiche autorità civili e religiose: il palazzo del Podestà, il Palazzo del Popolo, cioè la sede originaria del Municipio al cui interno si trova il bellissimo Teatro della Vittoria, risalente al 1834, il Palazzo dei Priori e la Chiesa romanica di Santa Maria di Piazza Alta, con l’annessa canonica.
  • La finestra sui Sibillini: Camminando davanti al Palazzo del Popolo, volgete lo sguardo dentro la cornice disegnata dai muri della Chiesa e della canonica: davanti ai vostri occhi si snoda la skyline disegnata dal Monte Sibilla, dal Pizzo Tre Vescovi, dal Monte Castel Manardo e da Pizzo Meta. Sono i Monti Sibillini, i Monti Azzurri cantati da Giacomo Leopardi, i monti fatati su cui gli autori medievali scrissero storie meravigliose e piene di magia. Guardate con attenzione, ascoltate in silenzio, riaccendete un po’ di fantasia: non le vedete le fate dalle zampe caprine che scorrazzano sugli altipiani? Non riuscite ad immaginarla, maestosa e sapiente, che scruta la valle dall’ingresso della sua grotta: lei, la Sibilla Appenninica? Ma questa è un’altra storia… Ora voltate le spalle alla Chiesa di Santa Maria di Piazza e osservate di fronte a voi i colli boscosi tra cui quello di Valcajano di Roccabruna, località in cui sorgeva l’omonimo eremo francescano citato anche nei libro dei Fioretti di san Francesco. Completate il giro della piazza, ma non scendete dalla strada principale né riprendete la scalinata da cui siete venuti. Accanto al Palazzo del Popolo, trovate delle scalette che si immettono in una viuzza. Scendete da lì e alla vostra destra dopo qualche passo si apre la terrazza della Taverna della Luna affacciata sulle colline marchigiane che digradano verso il mare adriatico da un lato e, salgono sull’Appennino fino al Gran Sasso, Maiella e monti della Laga, dall’altro.
  • La Picassera: riprendete fiato e scendente nel vicolo alla vostra sinistra attraversando quella che fu la Porta Poggio sulla I cinta muraria. Percorrete tutto il tratto in discesa di via della Montagnola fino ad arrivare in quella che è probabilmente, la più caratteristica delle piazzette nel centro storico di Sarnano. Se consultate la cartina ufficiale del centro storico, in questo punto troverete scritto via XX Settembre, ma provate a chiedere dove si trova a un sarnanese e quasi sicuramente vi dirà che avete sbagliato comune. Questa è per tutti la Picassera, piazzetta silenziosa d’inverno, luogo d’incontro d’estate. Sull’origine del toponimo si conoscono due ipotesi. La prima, di maggiore rigore storico, sostiene che Picassera derivi dalla locuzione “ai piedi del cassero”, in quanto la piazzetta si apre a limite della prima costruzione fortificata nonché alla base di una costa che porta dritta a Piazza Alta. La seconda, di origine popolare, riconduce il nome al chiacchiericcio delle “piche”, parola che nel dialetto locale indica sia le gazze, sia le comari chiacchierone, che immaginiamo popolassero le finestre e i muretti della piazzetta. Sedetevi in panchina e godetevi la quiete della Picassera… o l’allegria dei suoi abitanti.
  • Piazza Perfetti: Riprendete il cammino svoltando a sinistra in via XX settembre e percorretela tutta fino a sbucare in Piazza Perfetti, ai piedi dell’attuale Palazzo Comunale. Affacciatevi dalla terrazza panoramica e ammirate di nuovo i Monti Sibillini: visti da qui sembrano proprio silenziosi guardiani del borgo di Sarnano che si distende placidamente ai loro piedi. Scendete a destra attraversando la Porta Brunforte sulla II cinta muraria e proseguite diritti fino ad arrivare al cosiddetto Borgo che segna il passaggio dal centro storico alla parte nuova del paese. 
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