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148 km - Dislivello 3200mt

Tappa04

Terni -

Prati di Tivo

Sabato 13  Marzo 2021 148km Dislivello3200mt

Tempo totale: 03:51:24 Ritirati: 1

ordine
d'arrivo
vincitore di tappa

POGAČAR Tadej

UAE TEAM EMIRATES

03:51:24

YATES Simon Philip

TEAM BIKEEXCHANGE

+ 00:06

HIGUITA GARCIA Sergio Andres

EF EDUCATION - NIPPO

+ 00:29

classifica
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Azzurra
POGAČAR Tadej
UAE TEAM EMIRATES
Verde
VAN AERT Wout
JUMBO-VISMA
Ciclamino
POGAČAR Tadej
UAE TEAM EMIRATES
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POGAČAR Tadej
UAE TEAM EMIRATES
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Best of tappa 4

  1. tappa 4

    Tadej Pogačar è anche la nuova Maglia Azzurra!

    15:59:36
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    A Prati di Tivo vince Tadej Pogačar!
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info percorso

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planimetria

info tecniche

Percorso
Tappa con arrivo in salita. Si raggiunge la massima quota di questa Tirreno-Adriatico al GPM a Prati di Tivo a 1450 m. Percorso breve, ma molto intenso. Salita alla Forca di Arrone per entrare nella piana reatina. Segue l’attraversamento di Rieti per affrontare la Sella di Corno seguita dalla lunga discesa verso l’Aquilano. Si affronta quindi la salita al Passo Capannelle classificata GPM Superior. La discesa successiva di quasi 30 km è caratterizzata da molte curve e due lunghe e ben illuminate gallerie. Ultimi 14 km totalmente in salita verso la stazione sciistica.
Ultimi KM
Salita finale lunga 14.5 km al 7% di media con punte fino al 12%. Conta 22 tornanti e presenta le maggiori pendenze nella prima parte con punte durante l’attraversamento di Pietracamela dove è lo sprint intermedio. Ultimi tre chilometri al 7%. Rettilineo d’arrivo di circa 200 m su fondo asfaltato, arrivo largo 7 m.

partenza / arrivo

dettaglio salite

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info turistiche

Città di:

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Terni

Informazioni Turistiche

Cuore verde dell’Italia, l’Umbria è la regione dei paesaggi incontaminati, dei piccoli ed antichi borghi ricchi di storia e tradizione, dei luoghi ameni, lontani dal caos cittadino, incastonati tra le verdi colline. Terni, seconda città della regione, grazie alla sua posizione geo-grafica strategica permette al turista di raggiungere facilmente e in poco tempo le principali città d’arte italiane tra cui Roma, Firenze, Pisa, Perugia, Assisi, Orvieto. Un territorio che non è bagnato dal mare, ma ricco d’acqua: la Cascata delle Marmore, sublime diamante della Valnerina, è l’attrazione principale, mèta imprescindibile per ogni turista che vuole scoprire l’Umbria. Ad accogliere i visitatori una varietà di esperienze che permettono di soddisfare ogni tipo di esigenza: le visite guidate nei borghi medievali del paesaggio ternano come Narni e San Gemini, centri storici dove tradizione e antichità fanno da protagoniste durante le affascinanti rievocazioni storiche che coinvolgono tutta la comunità, ma anche contenitori di tesori archeologici ed artistici, come la splendida Carsulae, l’antica città romana i cui resti ri-portati in luce sono in grado di incantare chiunque; le avventure adrenaliniche di rafting e canyoning, le escursioni e le passeggiate a cavallo permettono di scoprire in profondità le meraviglie naturali di un ambiente variegato; per chi, invece, decide di al-lontanarsi dallo stress e dalla fatica, il territorio ternano offre la possibilità di visitare incantevoli luoghi di culto e di spiritualità, apprezzati da tutti anche per la loro bellezza storica e artistica. Un ricco territorio dove l’accoglienza al visitatore è essa stessa un’eccellenza: nelle migliori strutture tra cui hotel, agriturismi, residenze d’epoca, il turista potrà godere delle eccellenze eno-gastronomiche made in Italy, spesso a km 0: squisite carni, olio d’oliva di marchio DOP, tartufi, vini e tradizionali liquori d’erbe delizieranno il turista che non riuscirà ad allontanarsi facilmente da questa terra.

Gastronomia

Tartufo: sin dai tempi antichi i tartufi hanno interessato filosofi e scienziati. I filosofi greci sostenevano che i tartufi fossero dei vegetali senza radici, originatesi durante le piogge autunnali accompagnate da tuoni. I romani ne furono ghiottissimi ei poeti latini ne cantarono gli elogi e ne dettarono le regole di cucina. In epoca rinascimentale fu il principe della tavola nelle raffinate corti signorili. Pregiato prodotto della natura dal profumo inconfondibile, è apprezzato e ricercatissimo. La montagna ternana ne è ricca e ne produce vari tipi, dall’inconfondibile nero all’ancor più raro bianco; in estate offre tipi di tartufo ugualmente apprezzabili per sapore e aroma, lo “scorzone” e il “bianchetto”. Abbinato a cibi e pietanze, il tartufo viene ampiamente utilizzato nella cucina  locale.

Norcineria: la lavorazione delle carni di maiale ha, nel ter-nano, radici antiche derivate da quei grandi maestri norcini (un tempo medici-chirughi) che ebbero a Norcia la loro scuola e che da qui si diffusero nel resto d’Italia. I salumi e i prosciutti, hanno caratteri unici, aroma e sapore inconfondibili. I prodotti del maiale sono notevoli per stagionatura e sapore. Praticamente impossibile passare da queste parti senza gustare salame, “capocollo”, salsicce di maiale, guanciale e soprattutto il prosciutto, accompagnati da un pane a lievitazione naturale, senza sale e cotto a legna. Prodotti tipici sono anche quelli derivati dalla lavorazione del cinghiale che abbonda nei boschi del territorio.

Ciriole e gnocchetti: nella cucina ternana si trovano ancora forti le tra-dizioni legate alla storia della stessa provincia. Anche nella produzione della pasta si ricorre a ricette tramandate di generazione in generazione. Le ciriole alla ternana, una pasta lunga che nasce da un semplice impasto di acqua e farina. Le ciriole sono condite con sughi piccanti come aglio, olio, peperoncino, pomodoro e, a volte, arricchite con asparagi, funghi o tartufo. Gli gnocchetti alla collescipolana, una ricetta che ha radici nella cucina contadina: un piatto che doveva soddisfare le esigenze di un pasto completo. Gli gnocchi, piuttosto piccoli, sono for-mati da un amalgama di pane secco, acqua e farina. Sono conditi con sughi piccanti con abbondanza di salsiccia e di fagioli.

Pane di Terni: il pane sciapo di Terni sembra aver origine da una singolare protesta contro le tasse sul sale, particolarmente esose, imposte da un Papa Re. Lo Stato Pontificio aveva applicato l’ennesima pesantissima tassa, questa volta sul sale ed i fornai di Terni decisero che avrebbero preparato il pane senza utilizzare il “prezioso” ingrediente. Molto semplice è la sua preparazione, fatto unicamente con acqua, farina e ottenuto con la lievitazione naturale, cotto rigorosamente nei forni a legna. Questo pane risulta essere croccante e senza sale, quindi perfetto per esaltare i sapori dei cibi che accompagna, soprattutto dei salumi. La sua bontà sembra derivare dalla qualità dell’acqua che ne esalta la fragranza.

Pampepato: nella grande varietà di dolci ternani si distingue il Pampepato, creato ormai 500 anni fa, il quale non manca mai sulle tavole imbandite nelle occasioni di festa come per il Natale. Insieme di sapori e simbiosi tra dolce, amaro e piccante. Inconfondibile nel profumo e nel sapore, esalta la tavola natalizia. Amalgama equilibrato di ben 16 ingredienti(tra i quali noci, mandorle, pinoli, cioccolato, canditi, mosto cotto, cannella, noce moscata…), indicati nel disciplinare approvato dal “Consorzio Pampepato Ternano” recentemente costituitosi. Caratteristica di questo dolce, è l’aggiunta del pepe da cui deriva il nome

Castagne: le castagne delle montagne ternane appartengono prevalentemente alla qualità del marrone. Nella tradizione contadina la produzione di castagne, insieme al pascolo e all’agricoltura, garantivano alle famiglie un’autosufficienza alimentare ed economica. La raccolta delle castagne si svolge solitamente a partire da ottobre, quando i frutti raggiungono la maturazione. È in questa stagione che i ricci nei quali sono contenute le castagne, cadono al suolo e si aprono. Dalla consistenza farinosa, ottime cucinate come “caldarroste”, sono anche utilizzate nella preparazione di dolci, farine, zuppe e come componenti di ricette di carne e pasta. La castagna è spesso protagonista di sagre e feste autunnali.

Bevande

La cultura della vite ha, nel nostro territorio, tra-dizioni millenarie. Virgilio nel primo libro delle Georgiche ricorda la pazienza con la quale i vignaioli del tempo si dedicavano, in questi luoghi ameni, alla coltivazione della vite. Siamo nelle terre attraversate dall’alto corso del Tevere, che dà la vita a vitigni. Dai vigneti ubicati in terreni di favorevole esposizione, nei diversi comuni della provincia di Terni, si producono i seguenti vini: Bianco, Rosso, Rosato, Novello, Malvasia. L’Associazione della Strada dei vini Etrusco Ro-mana, che si snoda prevalentemente in provincia di Terni, è nata con la finalità di promuovere in Italia e all’estero una forma particolare di turismo consapevole, che abbini la conoscenza del territorio a quella dei prodotti ambientali e agricoli.

Prati di Tivo

Informazioni Turistiche

Prati di Tivo è una località turistica del comune di Pietracamela situata a 1450 m. di altitudine, posta nel versante settentrionale del Corno Piccolo e nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, sul versante teramano. Il toponimo Prati di Tivo pare derivare da “Prati Retrivi”, ovvero prati tardivi data la sua posizione in alta quota. Immersa nei boschi di faggio (faggeta di Aschiero) e di mandorlo, costituisce un paesaggio naturalistico tra i più affascinanti d’Abruzzo, caratterizzato da una flora molto ricca e varia con anemoni, genziane, orchidee e primule.

La suggestiva località in Provincia di Teramo ha il privilegio di trovarsi ai piedi del massiccio più importante di tutto l’Appennino: Sua Maestà il Gran Sasso d’Italia nel comune di  Pietracamela, dal 2007 tra i Borghi più belli d’Italia, costituito da edifici elevati con ciottoli e pietre unite da legante che caratterizzano gli stretti vicoli sormontati da piccoli balconi in legno e che fanno da cornice a terrazzine-belvedere nel rispetto dei canoni architettonici autentici del tempo. Il territorio comunale è interamente ricompreso nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Nel comprensorio del Comune il borgo è davvero grazioso; potrete camminare tra i suoi vicoletti ed ammirare i suoi edifici, la maggior parte dei quali risalente al 1500.

Molte sono le attrattive offerte al visitatore in tutte le stagioni, percorrere la strada che conduce ai piedi del Corno Piccolo è una vera e propria esperienza capace, ad ogni curva, di lasciare tutti a bocca aperta, davanti ai fantastici scorci che, in ogni stagione, sono davvero sorprendenti. In estate apprezzerete l’abbinamento di colori tra il verde dei boschi e il blu del cielo mentre in autunno vi innamorerete davanti allo spettacolo offerto dal foliage: il bosco si trasforma regalandoci tutte le più belle sfumature del periodo, dal ruggine al giallo.

Tante sono le attività sportive più o meno intense che vanno dallo sci all’alpinismo più estremo passando per l’escursionismo, lo scialpinismo, il trekking, il nordic walking, l’orienteering, il Bike Park e il Parco Avventura. In estate vi consigliamo una passeggiata da Prati di Tivo verso Prati “bassi”, attraversando il bosco, o muovervi alla volta della Piana del Laghetto e della Croce di Cima Alta, dove ammirare uno spettacolare panorama sul Paretone, il Corno Piccolo e la Valle Siciliana. Si tratta di una facile escursione al ritorno dalla quale potrete fermarvi al Rifugio Cima Alta per ristorarvi. Sempre dal Piazzale, potrete dirigervi verso la cascata del Rio Arno, anche questa semplice escursione da svolgere nel giro di un’oretta, attraversando la spettacolare Val Maone e con solo 150 m di dislivello. I più preparati, invece, potranno dirigersi verso il Rifugio Franchetti, partendo dal Piazzale oppure, in maniera più agevole, dalla Madonnina, da raggiungere con la cabinovia. Da qui, in circa un’oretta, percorrendo un sentiero che non presenta particolari difficoltà (e piuttosto frequentato, soprattutto nella stagione estiva) raggiungerete uno dei Rifugi più belli e più amati sul Gran Sasso, che offre una meravigliosa vista sulla parete del Corno Piccolo e un panorama di tutto rispetto sul versante teramano e sui Monti Gemelli. Qualcuno si riterrà soddisfatto dall’aver raggiunto questo luogo; i più temerari, invece, vorranno andare oltre e, dal Rifugio Franchetti, avranno modo di muoversi alla volta del Corno Grande (2.912 m slm) passando per il Calderone, il ghiacciaio più meridionale d’Europa. Un’esperienza che, chi ama la montagna e la nostra Regione, deve vivere almeno una volta nella vita.

Gastronomia

La cucina teramana è ricca di piatti unici e sconosciuti all’esterno del territorio, le radici contadine hanno da sempre sentito l’influenza della pastorizia e della dominazione francese sotto il regno di Napoleone. In queste zone la pastorizia di transumanza ricopriva un ruolo centrale per l’economia e permetteva lo scambio culturale, quindi anche culinario, con le regioni limitrofe. Negli anni si è fortemente ridimensionata così come le altre attività del settore primario, ma i formaggi e le ricette a base di pecora sono diffusissimi. Importante anche la presenza della selvaggina: camoscio d’Abruzzo su tutti, ma anche cervi e cinghiali. Molto presente negli altopiani la coltivazione della patata. Tante le proposte gastronomiche imperdibili così come tanti sono i prodotti tipici da acquistare, per riportare un po’ di Abruzzo a casa.

Le virtù sono probabilmente il piatto tipico teramano per eccellenza che affonda le sue radici nella tradizione  e nella parsimonia dei contadini che, in questa stagione, avevano bisogno di piatti del “riciclo” per utilizzare verdura, legumi e le erbette più profumate dell’orto. Elencare gli ingredienti delle virtù è una follia ma il sapore e la consistenza del piatto ricordano un ricco minestrone ma dalla consistenza vellutata.

Tipico piatto di Pietracamela sono, senza dubbio, i ravioli dal ripieno di carne mista e patate che vengono, secondo la tradizione, preparati in occasione del Carnevale.

Conosciuti in tutto il mondo gli arrosticini sono “spiedini” di carne tipicamente di pecora, noti anche come rustell’ o rostelle, cotti, come vuole la tradizione, sul carbone ardente posto in una canalina o fornacella. Non potete poi non provare i tanti formaggi tipici della zona: vaccini, pecorini ma anche caprini e poi freschi o di stagione. Ce n’è davvero per ogni palato, ma la ricetta tipica, che mette d’accordo grandi e piccoli è il formaggio fritto. Le caciotte fresche vengono tagliate a fette spesse 1 cm, pastellate e fritte.

Un altro piatto tipico che vi consigliamo di provare è sicuramente il timballo, che non è la classica pasta al forno ma viene preparato con le scrippelle, una specie di crepes ricca di uova e formaggio. Le scrippelle si mangiano anche con un altro piatto tipico:  Le scrippelle ‘mbusse, arrotolate su loro stesse vengono servite con il brodo di carne.

La chitarra alla teramana è il primo piatto per eccellenza. La pasta all’uovo viene tagliata a mano con lo strumento in legno sui fili di rame da qui il nome chitarra che viene condita  con le “pallottine”, ovvero un sugo con piccole polpette di carne.

Altro piatto esclusivo del teramano sono le mazzarelle, che non si trovano però sempre in tutti i ristoranti in quanto tradizionalmente preparate in occasione di particolari festività. Le mazzarelle sono una sorta di involtini di coratella di agnello avvolte in foglie di indivia riconosciuto coma P.A.T., prodotto agroalimentare tipico.

Anche se non di esclusiva produzione abruzzese la porchetta è un piatto centrale nella cultura gastronomica teramana poiché ogni famiglia tradizionalmente allevava maiali che preparava in porchetta per le feste. Oggi questa tradizione resta legata a particolari comuni del teramano ma sono frequenti gli ambulanti che la servono in un croccante panino e con una dose di crosta croccante e sapida.

Per quanto riguarda i dolci le donne abruzzesi riempivano canestri di “ferratelle”, “pizzelle”, “neole” o “cancellate” per le feste, in ogni comune troverete delle piccole varianti al nome ma la ricetta che le accomuna è sempre la stessa. Per san Giuseppe prepariamo le zeppole, base fritta con crema gialla e amarena. Infine la “pizzadogge”, anche questa segue tradizioni famigliari ma è caratterizzata da crema gialla e crema al cioccolato con Alchermes.

Drinks

Tutti i pasti sono accompagnati da vino e birra prodotti dalle cantine e mastri del territorio. Il panorama enologico è caratterizzato dalla presenza di vitigni autoctoni, sia a bacca nera che a bacca bianca. Il vitigno più famoso è il Montepulciano, diffuso in tutto il territorio regionale. Questo vitigno presenta una certa rusticità, è resistente ai parassiti (nonostante presenti una certa sensibilità all’oidio) e nella media collina abruzzese esalta al meglio le sue caratteristiche, soprattutto per quanto riguarda il contenuto di sostanze polifenoliche, in particolare antociani e tannini responsabili del colore rosso.

Il Montonico è un vitigno autoctono, coltivato tra i comuni di Bisenti e Cermignano, alle pendici del Gran Sasso, dove l’escursione termica giorno-notte è ragguardevole soprattutto in estate. Da esso si produce un vino con caratteristiche uniche, sia nella versione ferma che in quella spumantizzata con il metodo classico. La Passerina è principalmente coltivata nel teramano nei comuni di Controguerra e limitrofi, fino ad oltre Giulianova (oggi in tutta la regione). Il Trebbiano d’Abruzzo è noto per la sua grande acidità e viene di solito usato come taglio per conferire freschezza agli uvaggi. La Cococciola è un vitigno a bacca bianca, con acino grosso della provincia di Chieti, coltivato in particolare nei comuni di Vacri e Villamagna. Il Pecorino è tipico della dorsale Piceno-Aprutina, sebbene la sua origine sembri essere quella dei comuni montani quali Visso, Arquata del Tronto e limitrofi.

Per concludere ogni pasto, dovete provare la genziana, vero e proprio tesoro liquido dei saperi antichi e popolari o la ratafia, “l’elisir d’Abruzzo”, come lo definiva Gabriele d’Annunzio, liquore a base di amarene e Montepulciano (rigorosamente d’Abruzzo).

Dire “genziana” è come dire tradizione, storia, ricordi, convivialità, amore. Significa bere un territorio e la sua anima, assaporarne il profilo organolettico, scorgerne i lati meno conosciuti che derivano dalle montagne. Per chi non lo sapesse, la  genziana è una pianta di montagna diffusa in tutta Italia, utilizzata per preparare l’omonima bevanda liquorosa, di cui esistono diverse varianti. La Genziana viene preparata con il vino trebbiano mentre la Ratafia a base di amarene è preparata con il vino Montepulciano.

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