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Tappa03

Murlo -

Terni

Mercoledì 09  Marzo 2022 170km Dislivello 2000mt

Tempo totale: 04:07:24 Ritirati: 2

ordine
d'arrivo
vincitore di tappa

EWAN Caleb

LOTTO SOUDAL

04:07:24

DEMARE Arnaud

GROUPAMA - FDJ

+ 00:00

KOOIJ Olav

JUMBO-VISMA

+ 00:00

classifica
maglie
Azzurra
GANNA Filippo
INEOS GRENADIERS
Verde
BAIS Davide
EOLO-KOMETA CYCLING TEAM
Ciclamino
MERLIER Tim
ALPECIN-FENIX
Bianca
EVENEPOEL Remco
QUICK-STEP ALPHA VINYL TEAM
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info tecniche

altimetria

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info tecniche

Tappa leggermente ondulata con brevi tratti di riposo rettilinei o pianeggianti. Nella prima parte si affrontano alcune salite degne di nota come la Foce e la strada tra Fabro e Ficulle. Dopo Orvieto inizia l’ultima parte ancora mossa sia altimetricamente che planimetricamente. Dopo Amelia si affronta una lunga discesa per entrare nella piana di Narni e Terni. Strade larghe e rettilinee, dal fondo stradale talvolta usurato, ma senza eccessive difficoltà, portano al traguardo nel salotto cittadino di Terni in Corso del Popolo.
Ultimi km
Ultimi 3 km su strade larghe e diritte, a volte con spartitraffico centrale, intervallate da rotatorie di grande diametro. Dopo l’ultimo chilometro ampia curva verso sinistra in piano con passaggio dall’asfalto al porfido all’ingresso del rettilineo di arrivo di 350 m su porfido larghezza 7.5 m.

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Città di:

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Murlo

Panoramica

Murlo, antico centro etrusco, costituisce il confine naturale fra il verde rigoglioso dei boschi della Val di Merse e gli infiniti cromatismi delle sinuose Crete Senesi, in magnifica posizione sulle valli dell’Arbia e dell’Ombrone, affacciato sul colle di Montalcino.

Le origini del luogo sono legate indissolubilmente alla civiltà etrusca, chiaramente testimoniata dai ritrovamenti di poggio Civitate e poggio Aguzzo (vii-vi secolo a.C.), e da alcuni studi antropologici che hanno stabilito, attraverso l’analisi del dna degli abitanti della zona, la loro diretta discendenza da questa affascinante e misteriosa popolazione preromana. Ma anche nelle epoche successive, in funzione della sua posizione strategica, Murlo fu importante baluardo a difesa del vicino colle senese: fu infatti l’antico capoluogo del Vescovado di Siena.

Il castello, nella sua tipica struttura urbanistica fortificata, risale al xii secolo, ma la pianta, così come appare oggi, testimonia le trasformazioni avvenute alla fine del 1500, dopo la caduta della fiera Repubblica di Siena, e rivela la struttura a castello con le mura sovrastate da piccole abitazioni che circondano il palazzo del Vescovo, attuale sede del Museo Archeologico, l’edificio delle carceri e la cattedrale.

Vicino al castello sorge il maggiore centro del comune, Vescovado di Murlo, nato dalla fusione di due villaggi, Andica e Tinoni, che all’inizio dell’800 erano ancora separati. All’interno della chiesa locale è possibile ammirare un dipinto di Benvenuto di Giovanni del 1475 raffigurante una Madonna in trono con i Santi.

Altri luoghi degni di nota del territorio del comune di Murlo sono: La Befa, angolo di far west catapultato in Val di Merse, minuscolo gruppo di case sulla via che conduceva in Maremma, sviluppato nei pressi della stazione ferroviaria e del fiume Ombrone. Il borgo sorgeva alla fine di una strada ferrata che univa la ferrovia verso Grosseto con le vicine Miniere di Murlo, altro piccolo villaggio nato a sud dell’abitato di Murlo dopo la scoperta dei giacimenti di lignite, che divenne importante per lo sviluppo di tutto il comprensorio. Interessanti resti dell’area mineraria sono ancora visibili all’interno del piccolo paese e lungo il sentiero didattico allestito sul tracciato della ferrovia carbonifera. Altro centro popoloso è Casciano di Murlo, posizionato su un colle che domina tutta la Bassa Val di Merse e la parte meridionale della valle del’Ombrone, prima che il fiume bruno lasci la provincia senese per abbandonarsi alla macchia grossetana. Infine Montepescini e Vallerano, due antichi villaggi di contadini, cavatori e minatori immersi nei boschi e nel silenzio ai margini della Riserva Naturale del Basso Merse.

Gastronomia

Antipasti

  • Crostini con fegatini e acciughe
  • Crostini al dragoncello
  • La bruschetta
  • La cecina (o farinata di ceci)

Primi piatti

  • Pappardelle al cinghiale o alla lepre
  • Pasta e ceci
  • La panzanella
  • La ribollita

Secondi piatti

  • Bistecca alla griglia con rucola (o con funghi porcini se di stagione)
  • Fagiano alle olive nere
  • Arista di Cinta Senese al forno

Contorni

  • Fiori di zucca fritti, o farciti con acciughe e mozzarella
  • Zucchine ripiene

Dolci

  • Il castagnaccio
  • Panforte, panpepato, ricciarelli, cavallucci e copate (o torrone senese)

Punti di Interesse

Il Grand Tour della Val di Merse è un progetto di sviluppo territoriale, un itinerario cicloturistico di 173 km nato dalla grande passione di due cicloamatori locali, Andrea Rossi e Jacopo Ruotolo che, ispirati dalla vicina esperienza de L’Eroica, in virtù dall’intuito e dall’impegno del Gruppo Ciclistico Val di Merse, e dal sostegno delle amministrazioni locali, pubblicarono nel 2010 la guida “Val di Merse in bicicletta” edita da Ediciclo, casa editrice leader nazionale nel settore dei libri di viaggio.

Da allora il progetto non ha mai smesso di svilupparsi con servizi migliorativi progressivi:

  • ha una traccia gpx direttamente scaricabile per i ciclocomputer;
  • dopo L’Eroica è stato il secondo itinerario permanente interamente provvisto di cartelli segnaletici a norma di Codice della Strada;
  • si contraddistingue a livello regionale come la prima via verde completamente dotata di centraline di ricarica per ebike;
  • insieme a L’Eroica e Strade Bianche ha un brevetto permanente che, se portato a compimento, da diritto a ricevere l’Attestato di Valore (un vero e proprio diploma) e all’inserimento del proprio nominativo nell’Albo delle Persone di Valore, ossia l’elenco di tutti i “finisseurs” dell’itinerario.
  • è una delle punte di diamante della nuova offerta messa in campo dal marchio Strade di Siena;
  • sul tracciato della “ciclovia” il weekend del 12-13 Marzo, immediatamente dopo Strade Bianche e la Tirreno-Adriatico, verrà organizzato a Radicondoli la prima edizione del Cycle Tour Val di Merse, una manifestazione cicloturistica che prevedrà 4 itinerari adatti a ogni tipo di gamba.

Il percorso, oltre ad essere stato da subito inserito nel Masterplan della mobilità lenta redatto dall’Amministrazione Provinciale di Siena, ed essendo poi il Gruppo Ciclistico Val di Merse socio fondatore del BiciClub Terre di Siena, si è collocato accanto ai principali percorsi provinciali facenti parte del PTO (Progetto Turistico Omogeneo) presentato all’adozione da parte della Regione Toscana come “paradigma” regionale per i programmi di sviluppo ciclo-turistici.

Nel 2020, in virtù della collaborazione con il “Terre di Casole Bike Hub” sono stati raggiunti due importanti traguardi:

  • a Febbraio 2020, in occasione della fiera internazionale Cosmobike tenutasi a Verona, quando il percorso è stato insignito come terzo classificato del premio “Italian Green Road Award” e considerato una delle vie verdi più bella d’Italia;
  • alla fine del mese di settembre, in occasione del Giro della Toscana di Paola Gianotti, campionessa e detentrice di numerosi Guinnes dei primati, ideatrice della campagna di promozione della sicurezza stradale“Salvaciclisti” iniziata nel 2014 al suo rientro dal Giro del Mondo, durante il quale è stata investita da una macchina che le ha rotto la quinta vertebra cervicale. Durante il suo breve soggiorno in Val di Merse la campionessa piemontese ha presenziato all’installazione dei cartelli stradali della campagna dal lei promossa (assieme a Paolo Cavorso, Maurizio Fondriest e da ultimo Daniele Bennati).

Infine quest’anno, nel mese di Maggio, grazie alla virtuosa sinergia con L’Eroica, il nostro itinerario sarà protagonista della prima edizione di Eroica Under 23, nuova manifestazione che partirà da Siena e arriverà a Chiusdino, ricalcando nella parte finale il percorso della tappa Camaiore-Chiusdino della Tirreno-Adriatico 2021 vinta dal campione del mondo Julien Alaphilippe che si impose dopo un’entusiasmante volata su Mathieu Van Der Poel, Wout Van Aert e Tadej Pogacar.

Il Grand Tour della Val di Merse è un esempio lungimirante di come il “prodotto” bicicletta non sia la semplice disponibilità di infrastrutture sicure, ma per un turismo sempre più evoluto richieda la disponibilità di servizi di accoglienza efficienti e adeguati alle esigenze di chi viaggia pedalando. Il messaggio ai ciclisti nazionali e internazionali è: venite a pedalare in Val di Merse, cuore autentico delle Terre di Siena, dove potrete godere della bellezza infinita che contraddistingue la Toscana, senza preoccupazioni perché su strade secondarie poco trafficate.

Terni

Informazioni Turistiche

A dispetto della sua realtà industriale Terni, l’antichissima romana Interamna Nahars è tra le città più green d’Italia con i sui 149 mq di verde per abitante e conta un grandissimo numero di alberi monumentali nel suo territorio, ben 37 di cui 26 in centro urbano. Ma è antichissima, fondata nel 672 a.C, dai proto-umbri Naharki, è tutt’ora cinta dai monti e dalle sue acque il fiume Nera e il Serra. Fiumi, laghi, torrenti, Cascate, boschi e pianura le hanno valso l’appellativo di Valle incantata. Percorsa per la sua fama dai grandi del Gran Tour (Byron, Goethe, Andersen) di fine settecento e dai pittori plenaristi (Corot, Palm, Blechen).

Conserva gelosamente le sue radici, nel Museo Archeologico Claudia Giontella, il suo cuore antico nel quartiere Duomo, e la sua contemporaneità a Piazza Tacito, dove risplende, dopo il restauro, l’affascinante fontana dello Zodiaco. E’ una delle rare città italiane, in cui l’industria, la metallurgia, invero la sapienza di fondere i metalli, è riuscita a trascendere in arte e farsi opera con Arnaldo Pomodoro (La lancia di luce) , Agapito Miniucchi (L’Hyperion) e Umberto Mastroianni (Le Forme) e di recente con “l’abbraccio eterno” di Mark Kostabi,

Ma la città moderna dal cuore antico, racchiude in sé un’innumerevole serie di sorprese, che vanno dalle opere , tra cui Benozzo Gozzoli, esposte nel museo di Aurelio De Felice, alla chiesa di San Francesco, con la Cappella  Paradisi di Bartolomeo di Tommaso, alla cappella Manassei della Chiesa di San Salvatore, ossia il Tempio del Sole, con tanto di Domus romana nel pavimento sottostante.

Per gli appassionati di charme cittadino, non perdetevi i celeberrimi vicoli della “Terni Vecchia” in zona Duomo, Vico Birreria, Vico del Pozzo, Vico Sant’Alò un dedalo di viuzze con scorci, davvero romantici e retrò. Da lì, ad un passo c’è il Duomo e poco dopo l’anfiteatro romano Fausto che risulta essere più antico del Colosseo di Roma, in quanto venne edificato in epoca Giulio-Claudia sotto l’imperatore Tiberio approssimativamente nel 30 o 32 d.C.

Una visita al busto di Publio Cornelio Tacito,(55-117 d.C circa)  lo storico romano, che la tradizione vuole sia originario di Terni, che contempla l’obelisco di Arnaldo Pomodoro e scorcio cittadino, unico, perché lì l’antico sembra fondersi con il contemporaneo..

Ma la città cela, un altro dono, di epoca romana. Terni ha dato i natali a Valentino, (176/276 d.C. circa le date sono in corso di revisione storica n.d.r.), che poi ne divenne Vescovo e che fu martirizzato il 14 Febbraio del 273/373 d.C. vicino all’attuale Ponte Milvio, di Roma, e seppellito al 63 miglio della Via Flaminia, il colle valentiniano, dove sorge oggi l’omonima Basilica e che fu destinato a diventare San Valentino di Terni, il Santo protettore degli Innamorati nel Mondo canonizzato da Papa Gelasio I nel 496 d.C. E’ anche diventato Santo Patrono di Terni, a voler di popolo nel 1604,  dopo il ritrovamento della Sua tomba nella cripta sottostante la Basilica,

Oggi nell’omonima Basilica, del 600, è possibile recarsi nella cripta presso la Sua tomba e lasciarsi affascinare ancora dal Suo messaggio sublime di amore e di riconciliazione  sempre attuale ed immutato nel corso dei secoli.

A cura dello Ufficio Informazioni Turistiche di Terni

Gastronomia

A Terni si mangia diffusamente bene, città di origine umbra e poi romana, Terni è la città di San Valentino, e l’amore per la cucina è ampiamente diffusa, in particolare l’arte bianca, ossia la tradizionale sapienza di sapere mescolare bene l’acqua e la farina.

Ed ecco che cosi, che il buon “Pane di Terni” prende forma, con lievito naturale o madre, rigorosamente cotto nel forno a legna, pane senza sale, croccante nella crosta e dal profumo intenso, tanto da aver varcato i confini regionali ed essere celebre a Roma. Degne di nota, le celeberrime ciriole, che sono un impasto di acqua e farina tagliato a forma di spaghetti rotondi, conditi con sughi piccanti come aglio, olio, peperoncino, pomodoro, arricchiti, a volte, con asparagi (rigorosamente selvatici), funghi o tartufo. . Immancabili gli “gnocchetti alla Collescipolana”, c’è chi narra che fosse un pasto unico delle legioni di Scipione l’Africano, appostate sull’omonimo colle, Collescipoli appunto,  con il sugo di salsicce e fagioli, un “must” per chi passa da qui. Ovviamente tutti prodotti genuini che si trovano nelle valli  e nei boschi monti circostanti.

Dalla tradizione contadina, giunge ai nostri giorni, la faraona alla leccarda, fatta girare rigorosamente allo spiedo, con il recupero della colatura, sul coccio sottostante, la leccarda appunto, e servita in tavola con la sua salsa di fegato. Il celebre pollo a “Lu Pilottu”, raro ormai, ma dal sapido e croccante.

Grazie alla ricchezza di fiumi e laghi, degne di citazione sono le trote alla brace, e i gamberi di fiume in salsa verde intesa,  e da lago di Piediluco,  i Carbonaretti (i salmerini, abbrustoliti su fiamma viva)  piatto tipico del lago di Piediluco.

Ma il buon pane di Terni, ben si sposa con il companatico, ossia la ricca varietà di salumi, prosciutti e formaggi che i mastri norcini sanno ben preparare, d’altronde l’arte della norcineria, nasce in Valnerina, a Norcia e nella Via di Roma, passa per Terni, e nei secoli questa si è perfezionata e diffusa nei sapori e nelle varietà di forme: la salsiccia ternana, cotta o secca,  è d’obbligo, magari accompagnata da la “Pizza sotto lu focu”.

La bontà delle acque va di pari passo con quella della terra, a cominciare dai prodotti spontanei dei boschi come il tartufo nero d’inverno e lo Scorzone in estate; funghi porcini, ovuli e sanguinello; asparagi selvatici e frutti di sottobosco come more e fragoline selvatiche. In autunno è tempo di marroni e di castagne, note le produzioni di Miranda e Stroncone.

Cura e amore riservano gli umbri a “Li piantoni”, gli ulivi, orgogliosi di quell’olio extravergine intenso, armonico, fruttato eppur piccante, che si fregia della DOP Umbria, menzione Colli Spoleto Trevi e Colli Amerini dal cultivar moraiolo, leccino e frantoio

Sempre dall’arte bianca derivano, gli altrettanto famosi i laboratori di pasticceria. L’indiscusso capostipite è Spartaco Pazzaglia (già pasticcere di Casa Savoia) nel 1913: fu l’antesignano dei maestri che ancora producono squisiti dolci, come le celebri paste di terni, l’Amor polenta, con farina di mais, e il pampepato, in cui convivono il profumo solleticante del pepe, i dolci sapori di miele e cioccolato, frutta secca, mosto cotto, cannella, noce moscata. come previsto dal disciplinare IGP approvato dal Consorzio Pampepato Ternano.

A cura dello Ufficio Informazioni Turistiche di Terni

Bevande

La cultura della vite ha, nel nostro territorio, tra-dizioni millenarie. Virgilio nel primo libro delle Georgiche ricorda la pazienza con la quale i vignaioli del tempo si dedicavano, in questi luoghi ameni, alla coltivazione della vite. Siamo nelle terre attraversate dall’alto corso del Tevere, che dà la vita a vitigni. Dai vigneti ubicati in terreni di favorevole esposizione, nei diversi comuni della provincia di Terni, si producono i seguenti vini: Bianco, Rosso, Rosato, Novello, Malvasia. L’Associazione della Strada dei vini Etrusco Ro-mana, che si snoda prevalentemente in provincia di Terni, è nata con la finalità di promuovere in Italia e all’estero una forma particolare di turismo consapevole, che abbini la conoscenza del territorio a quella dei prodotti ambientali e agricoli.

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