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Ritorno al passato: la Tirreno Adriatico è spettacolo anche senza l’arrivo in salita

02/03/2026

Negli ultimi anni ci siamo abituati a vedere la Tirreno Adriatico con una tappa regina e un arrivo in salita che modella la classifica generale. Il Terminillo, il Carpegna, il Valico di Santa Maria Maddalena, la salita di San Giacomo, Prati di Tivo, Monte Petrano… sono tutte le grandi scalate che in questi anni hanno deciso la sorte della Corsa dei Due Mari. I più attenti, però, ricorderanno anche qualche sporadica edizione senza un vero e proprio arrivo in salita, ma con 2-3 tappe costellate di muri. Lo spettacolo non è mai mancato, con tappe tiratissime, abbuoni decisivi e graduatorie determinate da pochi centesimi. L’edizione 2026 cercherà di ricalcare proprio questo tipo di disegno: ogni tappa può essere quella buona per provare a portarsi a casa il magico Tridente.

Se prendiamo in considerazione il nuovo Millennio si può dire tutto, tranne che la Tirreno Adriatico fosse una corsa selettiva, da scalatori. Negli anni in cui non era prevista una cronometro hanno vinto corridori da classiche, come Filippo Pozzato (2003), Paolo Bettini (2004) e Oscar Freire (2005), spesso giocandosi la corsa sugli abbuoni, ma la prova contro il tempo si è invece rivelata decisiva nelle vittorie di Abraham Olano (2000), Erik Dekker (2002), Thomas Dekker (2006) e Fabian Cancellara (2008).

La corsa ha svoltato verso gli uomini da classifica generale nel 2009, quando ha inserito la salita di Sarnano-Sassotetto, il Valico di Santa Maria Maddalena, a ridosso dell’arrivo di Camerino, anche se un assaggio c’era già stato nel 2007 con l’arrivo a San Giacomo e la vittoria finale di Andreas Klöden. Sono però le due edizioni successive che, per disegno e idea generale, assomigliano molto a quella del 2026. Nel 2010 e 2011, infatti, la salita verso Sassotetto venne comunque inserita, ma più lontano dal traguardo, proprio come quest’anno. A decidere l’esito della gara furono i muri e le salitelle sparse per Abruzzo e Marche.

L’edizione 2026 come nel 2010 e 2011

Quella del 2010 viene ricordata come una delle edizioni più divertenti, con la battaglia tra l’idolo di casa Michele Scarponi – che vinse a Chieti – e Stefano Garzelli: i due arrivarono all’ultima tappa di San Benedetto del Tronto distanziati di appena 2 secondi a favore del marchigiano. Il varesino riuscì a chiudere il gap grazie agli sprint intermedi e alla fine si portò a casa la Maglia Azzurra per la somma dei piazzamenti. È una cosa assurda, quasi da non credere. Sembra un film… disse Garzelli dopo la vittoria. È la prima volta che mi capita una cosa del genere, e non è molto piacevole” fu la risposta del beffato Scarponi.

Meno thrilling, ma comunque molto appassionante, fu l’edizione del 2011, che prevedeva arrivi esplosivi a Chieti, Castelraimondo e Macerata, ma anche una cronosquadre ad aprire e una crono individuale a chiudere. Alla fine prevalse Cadel Evans, che ebbe la meglio per 11 secondi su Robert Gesink e 15 sul solito Scarponi.

Nel 2019 l’ultima volta senza arrivo in salita

Da lì in poi la grande salita c’è sempre stata, tranne in due occasioni, una delle quali fortuita. Nel 2016, infatti, la frazione regina con arrivo a Monte San Vicino venne annullata per mal tempo, così la corsa si trovò orfana della sua giornata più impegnativa e la generale se la portò a casa Greg Van Avermaet, davanti a Peter Sagan e Bob Jungels.

Al 2019 risale invece l’ultima edizione senza arrivo in salita: in quell’occasione, oltre alla doppia crono d’apertura e chiusura, furono due tappe con i muri, con traguardo a Fossombrone e Recanati, a decidere la corsa. Si sfidarono Primož Roglič, Adam Yates, Jakob Fuglsang e Alexey Lutsenko sul filo dei secondi, con lo sloveno che ribaltò la corsa nella crono finale, spodestando Yates per appena un secondo. Chissà se anche nel 2026 sarà una questione di centesimi…

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